Licenziamenti in 48 ore nella PA: perché non si applicano le norme già esistenti?

Dopo un susseguirsi di casi di assenteismo nelle pubbliche amministrazioni, il Governo ha annunciato nei giorni scorsi di voler attuare un provvedimento che consenta di mettere in atto licenziamenti in 48 ore nella PA; l’annuncio, però, ha tutto il sapore dell’ennesimo spot elettorale, dal momento che una norma stringente per punire i comportamenti scorretti degli statali esiste già.

I casi di assenteismo nella pubblica amministrazione sono stati molti e variegati e negli scorsi mesi si sono manifestati in un preoccupante crescendo che nei giorni scorsi ha, forse, dato luogo alla goccia che ha fatto traboccare il vaso. Si potrebbe pensare alla vicenda dei vigili urbani di Roma a Capodanno o al comune di Sanremo dove le telecamere nascoste hanno mostrato agli italiani dipendenti statali che timbravano in mutande per poi tornare a dormire o, ancora, al Museo delle Arti e delle tradizioni popolari, sempre nella Capitale, dove i dipendenti pubblici timbravano il cartellino per colleghi assenti oppure, dopo aver timbrato, andavano a prestare la loro opera non all’interno del museo ma al negozio di frutta del marito.

In ogni caso, sono troppi e troppo gravi i casi di assenteismo ormai conclamati, per questo il Premier in un’intervista rilasciata al Tg5 nei giorni scorsi ha perentoriamente dichiarato che contro questi lavoratori occorrono dei provvedimenti che consentano di attuare dei licenziamenti lampo, in 48 ore, con correlato blocco dello stipendio per i dipendenti della PA che vengono colti in flagranza di reato dalle telecamere presenti negli uffici. Al di là del sapore propagandistico dell’annuncio, la norma, come ha ribadito anche il ministro Marianna Madia, dovrebbe essere formalizzata in uno dei decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione che dovrebbe arrivare all’attenzione del Consiglio dei Ministri di oggi (21 Gennaio 2015).

Licenziamenti in 48 ore nella PA

Licenziamenti degli statali: le norme esistono già

Le reazioni alle dichiarazioni del Premier non hanno tardato ad arrivare da settori anche molto eterogenei dello scenario politico.
I sindacati, pur con un assai discutibile spirito garantistico e senza rinunciare a richiamare la spinosa questione del rinnovo del contratto del pubblico impiego, hanno notato che «le norme già esistono e che sono già concrete e certe» (Massimo Battaglia, segretario del sindacato autonomo Confsal Unsa) e che «è giusto sospendere i fannulloni e, se colpevoli, licenziarli, chiedendo conto anche ai dirigenti e ai politici che non hanno vigilato» (Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil).
Sulla stessa linea anche il capogruppo alla Camera di Forza Italia e già ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta che ha però notato anche che

«in Italia la legge “anti-fannulloni” c’è già, basta la volontà politico-amministrativa di applicarla. Il licenziamento dei dipendenti pubblici “furbi” è possibile in tempi brevi (a Sanremo sono serviti meno di tre mesi) e con tutte le garanzie di legge».

Cosa prevede il Testo Unico del Pubblico Impiego sui licenziamenti degli statali

I commenti richiamati sopra fanno riferimento alla L. 165/2001 conosciuta anche come Testo Unico del Pubblico Impiego, poi aggiornato e integrato dalla riforma della Pubblica Amministrazione, varata in tempi più recenti dallo stesso Brunetta (D. Lgs. 150/2009).
È in particolare l’articolo 55-quater di questo provvedimento a prevedere che

«si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi: falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia» (c. 1, lettera a)

Il comma 3 dello stesso articolo specifica anche che nei casi indicati sopra è possibile comminare un licenziamento senza preavviso.
Nella stessa normativa (artt. da 54 a 55-octies) viene spiegato anche come siano i dirigenti, responsabili di ciascuna struttura a vigilare sull’applicazione dei codici di comportamento dei dipendenti e a comminare le sanzioni disciplinari meno gravi oppure, nel caso in cui il responsabile della struttura non ricopra un ruolo dirigenziale o nel caso in cui la sanzione da applicare sia grave, a rivolgersi all’ufficio competente in materia di procedimenti disciplinari, all’interno del PA di appartenenza.

I veri deficit della Pubblica Amministrazione

Come non ha mancato di rilevare lo stesso Brunetta, è proprio l’applicazione del Testo Unico sul Pubblico Impiego ad aver consentito i primi licenziamenti degli statali fannulloni di Sanremo, annunciati due giorni fa dal sindaco del comune ligure, Alberto Biancheri. In questo caso, l’iter che ha portato al licenziamento dei dipendenti assenteisti, indagati per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e falso in atto pubblico, è durato meno tre mesi, con tutte le garanzie previste dalla legge.
Non è, quindi, tanto importante accorciare i tempi dei licenziamenti a 48 ore, quanto piuttosto elaborare e mettere in campo misure che riescano a punire non solo e non tanto gli impiegati assenteisti e fannulloni quanto, piuttosto, i dirigenti pubblici che troppo spesso evitano di sanzionare comportamenti scorretti dei loro sottoposti o, addirittura, evitano di vedere quegli stessi comportamenti, facendosì che vengano replicati nella più totale indifferenza.

Licenziamenti in 48 ore nella PA: perché non si applicano le norme già esistenti? ultima modifica: 2016-01-21T09:51:02+00:00 da Simone Casavecchia