Considerazioni di ANCL sulla gestione dell’intervento degli ammortizzatori sociali

Con una recente comunicazione ( Prot 496/Pres ) il Presidente Nazionale ANCL, Dario Montanaro, informa gli associati del sindacato unitario di categoria circa le numerose segnalazioni e denunce che l’Associazione sta ricevendo dagli iscritti, riguardo ad alcune pretese delle controparti sociali, nella gestione dell’intervento degli ammortizzatori sociali previsti dal DL 18/2020, cosiddetto Decreto Cura Italia.

Dario Montanaro ringrazia innanzitutto i colleghi della Lombardia con i quali, in questi giorni, si è confrontato assiduamente, rilevando la loro grande umanità e capacità professionale e, anche se stremati dal dolore e dall’assurda situazione, la loro capacità di non mollare e di aver mantenuto la dignità che li caratterizza anche nelle richieste di aiuto che hanno rivolto ad ANCL Nazionale.
Chiunque non sia Lombardo, sa perfettamente, che l’esperienza, le morti e le sofferenze della Lombardia hanno consentito a tutto il resto del Paese di avere benefici, molte sofferenze in meno e molte morti in meno; per questo saremo per sempre grati e vicini ai colleghi lombardi con ogni mezzo!

La Comunicazione di Dario Montanaro intende fornire un conforto tecnico operativo ed un supporto rispetto al nostro fondamentale ruolo a difesa degli interessi reali di datori di lavoro e lavoratori. Sono numerosissime le segnalazioni e le denunce rispetto all’estemporaneità ed inopportunità di alcune pretese delle controparti sociali che molti iscritti stanno facendo pervenire all’associazione, con ogni mezzo.
Vengono segnalate richieste che, spesso, sembrano non essere consone ed adatte alla drammatica realtà che il Paese, i datori di lavoro ed i professionisti, stanno vivendo. Infatti, numerose sono le segnalazioni con le quali si evidenziano richieste di:

  • Integrazione al 100% delle retribuzioni nel periodo di integrazione salariale;
  • Decorrenza delle maturazioni di ratei anche nei periodi di sospensione totale dell’attività sia per disposizioni di legge sia per conseguenza comunque riconducibili all’emergenza sociale ed economica;
  • Obbligo di godimento preventivo delle ferie e degli strumenti di flessibilità;
  • Obbligo di adesione e tesseramento rispetto alla disponibilità di ottenere la firma su ipotetici accordi;
  • Proposta di consulenza (da parte di associazioni datoriali) rispetto alla gestione degli ammortizzatori sia in virtù della loro funzione di parte sociale e sia in relazione alle loro “agevolate” relazioni di sistema con le OO.SS. dei lavoratori;
  • Risposte “automatiche” e “massive” da sistema elettronico, alle comunicazioni informative di avvio singolarmente proposte dai nostri studi per le nostre aziende;
  • Rinvii a nostro carico di attività tipicamente di assistenza dei lavoratori (come la stesura di bozze di accordi o l’informativa ai lavoratori per loro nome e conto);
  • Altre decine di assurde tipologie di “Interpretazione” dei nuovi termini normativi riferiti agli obblighi di informazione e consultazione sindacale.

Stante la necessità di gestire un regolare confronto nelle aziende dove sono normalmente presenti i sistemi di rappresentanza sindacale, è comunque necessario rammentare che, in questo momento specifico e per la causale specifica dell’emergenza COVID-19, nessuno ha necessità di trovare un accordo “a tutti i costi” con le parti sociali non ragionevoli e che non si sono rese conto della reale situazione del Paese e del suo tessuto economico.

È opportuno quindi riflettere sul fatto che sulle procedure presenti e sulla gestione futura delle autorizzazioni, non avrà alcuna influenza la presenza di un “accordo” per l’utilizzo od il godimento degli ammortizzatori! La sospensione dell’attività è oggettivamente non evitabile sia perché molte aziende sono chiuse dallo stato con provvedimenti di legge e sia perché molte sono, conseguentemente, chiuse per il blocco del sistema economico determinato dalla devastante emergenza. Pertanto, al massimo sarà utile la sola attività di “informativa”.

Le assurde norme contenute nel DL 18/2020 hanno costretto anche le OO.SS. ad occuparsi e preoccuparsi di svolgere un ruolo superfluo rispetto alla reale situazione, ma certamente queste norme non le hanno volute i professionisti, anzi per quanto nelle possibilità di ANCL, l’associazione le ha criticate e ne ha immediatamente chiesto la rettifica (ns comunicato stampa).

È opportuno ribadire quanto sia errata la previsione di legge che, in qualsiasi maniera, obblighi ad un coinvolgimento delle OO.SS “a tappeto ed anche dove non esistono le rappresentanze”, rispetto all’indiscutibilità di un evento oggettivamente non evitabile. Comprendo le responsabilità che sono legate alla sottoscrizione di un accordo sindacale per gli ammortizzatori sociali e quindi capisco che, probabilmente, molte risposte sono finalizzate a provocare un mancato accordo, ma la categoria andrà avanti lo stesso!

Tutto il caos è stato generato dalla illogicità delle scelte fatte dal governo rispetto agli strumenti da utilizzare per affrontare una crisi epocale e senza precedenti, infatti si è scelto di affrontarla con strumenti ordinari o minimamente speciali.

ANCL, subito dopo l’estensione del blocco operativo a tutto il Paese, aveva proposto altro (nota Confprofessioni 11 marzo), servivano strumenti e mezzi eccezionali! Pensate alla follia operativa della Cassa integrazione in deroga e della necessità di operare in ogni regione in modo diverso, non siamo mica nel periodo dal 2008 al 2014; per questo ANCL sostiene che è stato sbagliato tutto.

L’ANCL ha già chiesto a tutti i riferimenti istituzionali, la sostanziale eliminazione delle procedure di autorizzazione degli ammortizzatori sociali, auspicando un sistema automatico di riconoscimento “a domanda” oltre che una normale velocità nelle pratiche di erogazione diretta.

Per quanto sopra illustrato, Vi garantisco che, se non dovesse cessare questo assurdo fenomeno delineato dagli “inadeguati” atteggiamenti di alcune realtà locali dei sistemi di rappresentanza, per le situazioni più gravi procederemo alle denunce nelle sedi competenti e chi ha avuto atteggiamenti da “sciacallo” dovrà ricredersi.

Sono cosciente del fatto che moltissimi iscritti sono costretti a lavorare in condizioni improponibili (siti rallentati dagli enormi afflussi, procedure farraginose per il settore artigiano, variabilità delle regole per la cassa in deroga su base regionale, etc) ed a ciò si aggiunge che vi è sempre lo spettro della mancanza di copertura e delle ipotetiche responsabilità professionali; ma le questioni formali e la copertura finanziaria degli interventi non potranno essere un reale problema per i nostri datori di lavoro clienti e per i loro lavoratori dipendenti.

Dell’efficienza dei sistemi informatici degli istituti, ne abbiamo fatto un cavallo di battaglia in tempi non sospetti, anche in questi giorni ANCL sta intervenendo con ogni mezzo per far capire che un mancato collegamento rappresenta un ritardo ed una mancata speranza da poter fornire ad un lavoratore ed al suo datore di lavoro delle garanzie rispetto alla percezione degli ammortizzatori. ANCL ha segnalato che tutte le procedure sono superflue, i consulenti del lavoro dovrebbero occuparsi solo della “Liquidazione” delle provvidenze, non ha senso alcuna autorizzazione amministrativa, se pur semplificata.

Come già fatto da diverso tempo, ANCL continuerà a pretendere un indennizzo per lo svolgimento di queste pratiche, con una dedizione che va oltre qualsiasi incarico professionale; è già stata ipotizzata la concessione di un credito d’imposta ai professionisti che hanno reso e renderanno possibile l’accesso agli ammortizzatori sociali per milioni di lavoratori.

Per questi motivi, ANCL Nazionale invita a mantenere la posizione di tutela del datore di lavoro e garantisce fin da ora che sarà al fianco di tutti gli iscritti e dei colleghi tutti in ogni modo impegnando fino alla sua ultima risorsa.

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